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venerdì 13 giugno 2014

La fine dei decisionisti



C'è qualcosa di nuovo in Italia, qui si riforma con la mitraglia. C'è un Presidente del Consiglio che non segue alcun consiglio. C'ha due denti da coniglio, è un decisionista di gran piglio. Sguscia via tra tipi loschi con l'aiuto della Boschi. Buona quella, per di più, lo si può dire anche senza "u". Civatiani e dissidenti se li mastica tra i denti, se non stai coi vincitori dal partito resti fuori. E quei vecchi del pd, che ci fanno ancora qui? Già si sa che è così: il trionfo personale, non dà tempo a blaterare! Perditempo e lavativi, son per voi tempi cattivi, qui si marcia notte e dì per la maggior gloria di quello lì. La riforma costituzionale senza men si deve fare: è un pasticcio, una manfrina "presto, presto!" una vocina, arriva qui fin dalla Cina. Se per voi è così amar non poter partecipar, c'è la porta, e fuori, il mondo.con un tweet io v'affondo. Pensavate di contar? sciocchi, solo io son la star! Il partito è democratico, tanto quant'io son simpatico! E con queste quattro rime, resti chiaro, son le prime, io continuo a comandar: sono Renzisuperstar! Vi saluto con passione, io son RenziNapoleone!

Il cesarismo politico, di cui su questo blog ogni tanto avrete avuto modo di leggere, è il peggiore dei mali di questo Paese. La retorica dell'uomo solo al comando che vince le resistenze e gli inciampi che incontra lungo il suo luminoso cammino, si arricchisce di nuovi episodi. L'aspetto inedito è la sua coniugazione in quello che ama definisrsi "il maggior partito della sinistra italiana" (alèèè!!). Finora questi gran pezzi d'uomini con la mascella d'acciaio li aveva prodotti la destra fascista e la destra berlusconista, oggi si sperimenta a sinistra ma i caratteri sono gli stessi e ci sono tutti: indispensabilità del leader per arrivare alla vittoria, piglio più autoritario che autorevole, assoluta intolleranza a qualsiasi moderatissima obiezione al dettato del capo, e poi aspetti "futuristici": velocità, pseudo-efficienza, adorazione del nuovo/condanna del vecchio (nel senso delle persone, delle procedure, dei modi e delle idee). Prendiamo ad esempio il caso Mineo. Il buon Corradino è un pò anziano (sarà vicino ai sessanta) e già qui parte male! Poi non è renziano (e questo è pure peggio!!), ma di indole collaborativa: si limita a consigliare il Principe, fa proposte (fa proposte? peggio del peggio!! chi si crede di essere?). Per sua grande sventura è (era) Presidente della Commissione Costituzionale al Senato. E' stato appena defenestrato causa disaccordo con la Riforma del bicameralismo del Grande Leader del 40.8%. A suo maggior scorno, il Grande Leader non si è nemmeno sporcato le mani col suo cadavere (Renzi è in oriente e da lì emana editti che ricordano quello di Sofia), ma ci ha pensato la sua casalinga preferita Maria Elena con un colpetto di scopa a scaraventarlo giù come si fa con uno scarafaggio.
La sostanza è: Mineo Chiti e gli altri cosiddetti dissidenti proponevano di discutere la riforma del Senato secondo la proposta di Chiti, anzichè fare una seconda camera con sindaci e presidenti di regione, senatori a vita-temporanei (nel senso che dopo un certo tempo verrebbero soppressi? boh!), il gatto con gli stivali, i sette nani e una delegazione di puffi. Il diktat è : non si discute! in aula ci va la proposta del governo, poi magari ci metti pure la fiducia sopra e deve passare così com'è. Risultato: Mineo defenestrato, macchine avanti tutta!!.
Adesso, da buoni cristiani, ditemi voi: in un partito così ci si può stare? è un partito una roba così? Uomini liberi, semiliberi, liberti, civatiani e non non vi sembra il caso di ascoltare un vecchio consiglio del clown? non è ora che scendiate da quell'aereo più pazzzo del mondo che è il PD? Meditiamo...

P. S. ero preoccupato nello scrivere questo post, mi poteva toccare per una volta dar ragione ai grillini "hai visto che pure nel pd si fanno le epurazioni? e senza neanche votazione online!" Grazie a Dio il buon Luigi Di Maio mi ha salvato da questa eventualità, dichiarando che bene ha fatto il pd ad eliminare Mineo visto che era in disaccordo con la maggioranza del suo partito. Ammazza che statista! Ecco, grazie Di Maio, per avermi ricordato che la maggioranza ha sempre ragione! e che le minoranze, per innocue che siano, vanno buttate fuori a calci in culo!

P.P.S. Nota storica. Ricordate ai decisionisti la fine dei loro predecessori: Napoleone Bonaparte è morto da solo su uno scoglio, Benito Mussolini è finito a testa in giù a Piazzale Loreto e quell'altro è un vecchio rincoglionito che passa le mezze giornate a tediare anziani in un ospizio. Pensateci un attimo.           

domenica 1 giugno 2014

Passate l'elezioni, sci vabbò ma chi ha vinto?














Sostiene chi se ne intende che il giorno dopo le elezioni non si trova un partito che le abbia perse. Tra analisi soggettive/oggettive, confronti con i risultati peggiori/migliori di sempre, confronti con i sondaggi dell'ultimo minuto ognuno può trovare motivi di soddisfazione. Così è stato, così sempre sarà, così è per le europee.
Andiamo con ordine che il clown ve le smonta tutte. 
The winner is: MatteoPieraccioniRenzi ed il suo Super-partito.
Dice: questi hanno vinto, hanno stravinto, come fai a negarlo?
Dico: il 41.8% alle europee è risultato netto ed incontestabile. Come mai? In termini assoluti di voti c'è qualche episodio precedente che nega il record storico al fiorentino, ma la percentuale è inedita. E' così che si governano gli italiani: faccia tosta e pane al popolo. L'ostentazione di una certa sicurezza nella guida (l'sotentazione ho detto, solo quella) e le famose 80 euro che sommate alla reale mancanza dei competitori hanno polarizzato il voto sui democratici. Renzi solleva molta polvere ed in quella polvere gli italiani presumono che si stia lavorando a qualcosa. Presumono, infatti, e quella presunzione gli è sufficiente... visti i chiari di luna a cui sono stati abituati. Ma l'agenda di governo è indietro su tutte le voci, le riforme non si  vedono, le scadenze che l'efficientissimo sindaco si è dato sono quasi tutte alle spalle e la ciccia non si vede. Risponderebbe lui: "e sò vent'anni ch'aspettate 'he vi 'ambia na settimana avanti o una indietro, Maremma!",  ci cambia che prima o poi la polvere si depositerà e a tutti sarà chiaro quello che il PD faceva nel polverone. Poi c'è da dire che il risultato è stato ottenuto maciullando gli alleati di governo con Scelta Civica e Centro Democraico scomparsi, e Nuovo Centro Destra sopra al 4% solo grazie al ticket con i Casiniani. E in un ottica di legittima vocazione maggioritaria ci starebbe anche. Quello che dovrebbe far pensare i piddini esultanti è l'episodicità dell'evento: le contemporanee elezioni regionali in Piemonte ed Abruzzo raccontano una storia diversa. Nonostante la presenza di numerosi top player elettorali (Chiamparino e D'Alfonso presidenti ad esempio), in Piemonte il PD non raggiunge il 32%, pure un buon risultato, ed in Abruzzo fa poco più del 25%. Percentuali bersaniane diciamo.. 
E dunque la vittoria di Renzi è quello che è: una cambiale dagli italiani per vedere che combina. Ma le cambiali prima o dopo scadono.   
The losers are: BeppeHitler e NonnoSilvio.
BeppeHitler in realtà ha perso per avidità: i sondaggi lo davano poco sotto la percentuale PD e lui si è fatto ingolosire dall'idea del sorpasso. Alzando i toni con "il voto di scambio da 80 euro", inanellando una serie di gaffes politiche, caricando sul carro dei candidati gente mai vista nè sentita nei suoi meetup, ha dato l'impressione alla parte più libera del suo elettorato che la vittoria era già cosa fatta e che magari stavolta si poteva anche optare per il restare a casa. Errore mortale. Quel paio di milioni di voti mancanti non sono stati fagocitati da Renzi, semplicemente si sono astenuti. Inoltre stigmatizzare le 80 euro ha contribuito a danneggiare i 5stalle: se 80 euro sono voto di scambio, allora lo era anche il reddito di cittadinanza? e se si, come si fa a sottovalutare il fatto che chi le avrà, le 80 euro le avrà già in busta da questo mese, mentre il reddito di cittadinanza sarà argomento buono anche per le prossime campagne elettorali? Cioè, l'impressione dell'italiano è: Beppe ha detto che forse, domani, se dovesse vincere lui le elezioni, potrebbe riuscire a trovare le coperture necessarie per dare un reddito minimo a tutti gli italiani; Renzi dà 80 euro in busta paga a circa 10 milioni di italiani da giugno 2014. Confrontate le due frasi e misurate il grado di ipoteticità di ognuna, poi ditemi per chi votate. 
Ma che NonnoSilvio ha perso veramente? Neanche il Clown l'ha capito fino in fondo.. ForzaItalia rediviva si piazza sopra al 16% in tutte le competizioni elettorali del 25 maggio ed è un risultato niente male visto quel che passa il convento. E il convento passa Berlusconi ai servizi sociali, gli alfaniani armati contro i forzisti ed una campagna elettorale francamente ridicola tra dentiere e canili. Stare sopra al 16% in queste condizioni è nient'altro che sorprendente (oltre che preoccupante per il Paese). Inoltre, per NonnoSilvio i risultati degli altri partiti di area centrodestra, definibili solo con la parola "desolanti", spingerà ad una ricomposizione presto o tardi del campo di destra. E nel campo di destra il nonno è ancora il capofamiglia, nonostante i dolori del giovane Fitto.
Tutto il resto è noia: sopra allo zerovirgola c'è solo Tsipras ma il successo della lista del papa nero è messo in discussione persino da chi l'ha ottenuto, le tentazioni radicali e la forza centripeta del Pd potrebbero smembrare quel bottino di voti e polverizzare ancora di più la proposta politica a sinistra dei democratici. Ma tant'è, se ve piace così.... 

Pace e bene.  

domenica 30 marzo 2014

L'indecenza fatta decreto


Riporto l'appello lanciato da Libertà e Giustizia contro la riforma del Senato con relative modifiche Costituzionali. Io ho firmato l'appello, voi almeno sappiate che la vasellina è già pronta: attenti a chi vi sorride e vi passa alle spalle...

 "Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al presidente del Consiglio poteri padronali. Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti) a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.
Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato. Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone".

Primi firmatari: Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Roberta De Monticelli, Gaetano Azzariti, Elisabetta Rubini, Alberto Vannucci, Simona Peverelli, Salvatore Settis, Costanza Firrao

giovedì 13 marzo 2014

lunedì 24 febbraio 2014

Lo spread antropologico

























Ad esecuzione avvenuta, a fiducia al Renzi I acquisita, un pò disgustato dall'intera vicenda mi pare doveroso fare due considerazioni. Innanzitutto mi preme sottolineare lo spread antropologico, la differenza in termini di statura umana e politica dei due in questa foto.
Mai stato tenero con il governo dell'Ottimo Enrico Letta, nè il giudizio può cambiare ora ed infatti non cambierà. Ma dal giorno della direzione PD ad oggi, in una decina di giorni non di più, il valore umano e politico di Enrico Letta sono andati aumentando ad ogni azione e ad ogni dichiarazione di Matteo-Pieraccioni-Renzi.
Enrico Letta ha dimostrato un'eleganza ed una sobrietà sconosciute a questi anni bui: in seguito alla direzione del suo partito, nella quale Renzi chiedeva la sua testa e tutti i delegati a gridare "Barabba!!" esclusi alcuni fighetti di cui parlerò dopo, rassegnava le sue dimissioni a nonno Napolitano. Senza polemica, senza minacciare vendetta; 
in seguito alle rassicurazioni di Renzi "stai sereno Enriho, noi s'è toshani, non voglio la tua poltrona" ha cercato di continuare a lavorare tentando di non sentire il rumore delle termiti che rosicchiavano i piedi della sua sedia; 
sono arrivati alcuni minuscoli risultati proprio quando lasciava palazzo Chigi, ma troppo tardi e troppo pochi per rinsaldare la sua posizione;
l'onore delle armi e gli applausi dei funzionari di palazzo Chigi (gente che ne ha visti passare di premier) sono stati il giusto tributo ad un uomo che ha raccolto una sfida troppo grande per chiunque (governare con gli scissionisti del centro-destra, con il Pd, con Napolitano che ti alita sul collo, con le larghe intese che si sono sgretolate giorno per giorno) ed ha avuto il coraggio di provarci.
Governateci voi con Lupi e Alfano, con Casini che si scanna con Monti, con un Pd schizofrenico, poi mi fate sapere...
Nonostante i marosi Enrico era rimasto in sella, grazie al suo standing internazionale, ai buoni uffici dello zio certo, ma anche alle proprie capacità.. non così comuni come si crede. 
Perchè lo hai fatto? chi te l'ha fatto fare? Credo che gliel'abbia fatto fare il considerarsi una "risorsa della Repubblica" e credo che lo sia.
Ma dato che al peggio non c'è mai limite, ecco il nuovo che avanza: come ho già avuto modo di dire Renzi è il Pieraccioni della politica italiana, è uno che di mestiere farebbe il comico ma non ti fa ridere neanche se stai già ridendo per fatti tuoi.
Renzi è così, lui è giovane, piace alla gggente, è bipartisan ma anti larghe intese, è un self made man e pare che da giovane suonasse sulle navi da crociera (ah no, questo è un altro..). Ma Renzi ha un grande merito: essendo veloce twittatore e sempre online ci ha messo poche settimane a far capire a tutti chi è, anche a quel milione e otto scarso che l'ha votato "segretario del principale partito della sinistra" (forse).
Renzi è privo di qualsiasi etica politica, è tutto e il suo contrario, dice bianco e poi fa nero con una tracotanza intollerabile, è uno che per arrivare dove vuole arrivare calpesterebbe la moglie ed i tre figli tricolore. Renzi è pericoloso come sono pericolosi tutti gli idioti: ha aperto una crisi al buio, ha formato il suo governo con gli stessi del governo Letta peggiorando la qualità della squadra di governo con l'inserimento delle bimbeminkia Boschi e Madia (gente che non ha ancora capito dove si trova, nè perchè), ha resuscitato Berlusconi facendolo partner imprescindibile delle riforme, ha distrutto le ultime tracce delle culture politiche più importanti della storia repubblicana e oggi si dilettava in Senato a sfottere quattro ebeti a 5stalle. Questo è il signor Matteo Renzi. Questo Paese è davvero nei guai.
Non c'è alcuna speranza saremo stritolati tra questo pazzo furioso, gli stiliti grillini e mister B. In tutto questo, la ciliegina sulla torta è Civati. Civati Giuseppe detto Pippo, duro censore dei costumi renziani in direzione PD. Non ha mai votato la fiducia a Letta perchè "non si può votare un governo con dentro gli Alfano e i Lupi", domenica per distrarsi ha convocato a Bologna i suoi sostenitori per decidere il da farsi dopo che la mamma ha stracciato la tessera del partito. Alla fine ha concluso che dovrà votare la fiducia a Renzi, sennò lo cacciano dal PD. Pensa che culo! Lo iscrivo di diritto alla categoria "Capitani Coraggiosi": ma se ti facevi dare direttamente un ministero non era meglio? Per te e per tutti noi. Poveri sciocchi quelli che hanno pagato due euro per sostenerti alle primarie. Quanta speculazione e quanti calcoli sulle ultime speranze di una sinistra di governo. Che tristezza.
Non c'è più niente da fare, se questi sono i trentenni, se questi sono i volti nuovi della politica italiana, ridatemi gli ottantenni, ridatemi Franco Mariniiiiiiii!!!!!!!!!!!

Questo Paese è davvero nei guai, l'ho già detto?


 

venerdì 21 febbraio 2014

Somos la reVoluciòn...

Sostengono amici e sostenitori che se fossi stato un pò più sveglio al momento opportuno, avrei potuto scrivere queste righe da uno scranno parlamentare, tra le fila dei rivoluzionari a 5stalle. Ogni tanto ci penso e quando lo faccio mi sembra sempre più impossibile, a causa di una incompatibilità antropologica che nessuna volontà potrebbe superare. I modi, i toni e le azioni dei grillini sono quanto più lontano da me ci possano essere, ed ogni giorno sono confortato dall'attualità dei fatti di questa incompatibilità. L'ultima è la consultazione di Renzi-Pieraccioni con i 5stalle. Riassumo: Grillo non ci vuole andare e lo dichiara, poi lancia il sondaggio on-line (confidando che la sua volontà sia ratificata dagli attivisti), gli attivisti si spaccano, ma vince la fazione dell'"andare a parlarci", Grillo ci va e in dieci minuti non solo non fa dire niente a Renzi, ma non dice niente lui, quindi si alza e se ne va.
Ora, "siam mica qui a pettinar le bambole.." direbbe qualcuno. Mica ci si aspettava che Grillo appoggiasse l'altro pagliaccio e gli garantisse la fiducia, poteva dire: "guarda Matteo, possiamo votarti i singoli provvedimenti. Ad esempio se fai il reddito di cittadinanza, o se metti mano a qualcun'altra delle nostre non-proposte (appunto "non-proposte" contenute in un "non-programma" già la lingua italiana spiega tutto!) la facciamo passare, per il resto restiamo all'opposizione".
Si poteva dire? forse.. invece Beppe ha preferito fare 10 minuti di spettacolino trito e ritrito, sconfessando per primi i suoi che in rete avevano chiesto di "parlare" non di "monologare". Ma non basta: i senatori che hanno espresso timide perplessità, timide perplessità ho detto, sulla posizione assunta sono stati trattati sul blog più figo del mondo da traditori e probabilmente saranno espulsi. Manca solo l'olio di ricino!
Pare chiaro adesso perchè non potrei mai essere dei loro? spero di si. I parlamentari a 5stalle sono quelli che in assoluto costano di più alle nostre casse perchè non hanno prodotto nulla, nulla, nulla in un anno in Parlamento. Di questo bisognerebbe chiedergli conto, ma si avrebbero in cambio solo urla sguaiate. Serve questo al Paese?

Comunicato di servizio: non sono loro la rivoluzione, scusate per l'equivoco.
Non è politica, è cabaret di bassa lega che non fa mica tanto ridere.  

martedì 18 febbraio 2014

 Governo Renzi in Barca...

Lo scherzo telefonico combinato ieri sera dalla Zanzara di Radio24 a Fabrizio Barca è atroce. Un imitatore di Vendola chiama Barca.. i contenuti sono raggelanti.

"Non amo gli assalti. eccetera. Sono sotto pressione, Nichi, una pressione che è crescente Ma io non ci penso proprio, tanto per essere chiaro, ma proprio proprio!". Un finto Nichi Vendola beffa così l'ex ministro del Pd Fabrizio Barca, che durante lo scherzo architettato da La Zanzara su Radio 24 rivela di aver detto un "no secco" all'ipotesi di fare il ministro dell'Economia,

"sono fuori di testa, da Renzi nemmeno una telefonata" ma pressioni continue per fare il ministro dell'Economia da Carlo De Benedetti, proprietario del gruppo Espresso. "Capirai dice Barca al finto Vendola che mi costa, visto come sono fatto. Ho parlato con Graziano (Del Rio, ndr) e pensavo 48 ore fa di averla stoppata questa cosa se fallisce anche questa è un disastro, però non possono pretendere che le persone facciano violenza ai propri metodi, ai propri pensieri, alla propria cultura. Quindi sono stato proprio chiarissimo evitiamo che nasca una cosa alla quale vengo forzato". "Poi prosegue Barca - è iniziata la sarabanda del paron della Repubblica che continua Lui non si rende conto che io più vedo un imprenditore dietro un'operazione politica più ho conferma di tutte le mie preoccupazioni. Un imprenditore che si fa sentire ."
Ma di chi parli, chiede per conferma il finto Vendola: "Del padrone della Repubblica, con un forcing diretto di sms, attraverso un suo giornalista, con una cosa che hanno lanciato sul sito 'chi vorresti come ministro dell'Economia' dove ho metà dei consensi'. Questi sono i metodi. Legittimi, per carità. Questo è il modo di forzare, di scegliere, di discutere. Non una volta chiedendomi: ma se lo fai cosa fai?. Se io dico che voglio fare una patrimoniale da 400 miliardi di euro, cosa che secondo me va fatta, tu cosa rispondi? Mi dici che va bene?"
Mi sembra fantapolitica, dice ancora il finto Vendola. "Nichi è una cosa che è priva non c'è un'idea, c'è un livello di avventurismo. Non essendoci un'idea, siamo agli slogan Questo mi rattrista, sto male, sono preoccupatissimo perché vedo uno sfarinamento veramente impressionante, Nichi". Dunque hai rifiutato, insiste il finto Vendola, interpretato da Andro Merkù: "Ho rifiutato secco, ma secco in un modo Ieri ho dovuto scrivere un messaggio..attraverso la Annunziata mi è arrivato un messaggio: ma se ti chiama il presidente? Ho dovuto mandare un sms scritto così: vi prego di non farmi arrivare nessuna telefonata". "Sono colpito dice ancora Barca - dall'insistenza, il segno della loro confusione e disperazione e poi in tutto questo ovviamente io dovrei essere quello tuo e ovviamente c'è pure la copertura a sinistra sono fuori, sono fuori, sono fuori di testa!". Ma Matteo ti ha detto qualcosa in particolare?, chiede "Vendola": "No, lui no. Tutto questo non capendo, Nichi, neanche le persone. Se mi chiami, vengo, ci vediamo mezz'ora, ti spiego in cinque minuti e ti do anche qualche consiglio perché io sono fatto così. No, invece tutto questo attraverso terzi, quarti, quinti, un imprenditore ". Il finto Vendola dice: poi questo governo con i diversamente berlusconiani E Barca: "Certo, certo, cosa è cambiato?". "E poi non si ha idea entrando dentro cosa fai. C'è anche una questione di rapporti di fiducia". In che senso, incalza Vendola. "C'è una cosa dice Barca - che si chiama umanità. Io penso che in tutta questa vicenda oltre alla irresponsabilità politica, ci sia anche un elemento disumanizzante. Cioè, il metodo è contenuto Tutto questo è avvenuto con irresponsabilità e dei modi, con un livello di personalismo, con un passaggio all'io.". E poi i due si salutano. 

 

clicca sul link per la versione audio..

 http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/lazanzara/2014-02-17/finto-vendola-beffa-fabrizio-185728.php

domenica 16 febbraio 2014


Il movimento 5 Stelle, non è andato ieri al Quirinale. Non è andata neppure la Lega. Il PDL ci è invece andato due volte, con Forza Italia, guidata da un pregiudicato, da un cittadino condannato per frode fiscale e in attesa di espiare la pena, e con il Nuovo Centro Destra che pretende di rappresentare da solo (o come parte per il tutto) l’intera “destra” e dunque di contrattare un esecutivo paritario e di salute pubblica con la “sinistra”. Infine il Pd, è salito al Colle senza il suo segretario, perché tutti sapevano già che detto segretario sarebbe stato il Presidente del Consiglio incaricato. E lo sapevano dal Presidente della Repubblica,  il quale, accusato da uno strano giornalista americano, dal Financial Times e dal Corriere della Sera di aver in passato abusato dei suoi poteri, invece che raccogliere le dimissioni del Presidente del Consiglio in carica (o convincerlo della necessità di rassegnarle) aveva chiamato al Quirinale proprio il segretario del Pd inducendolo a sfiduciare Letta in una riunione di partito. Scusate, ma le cose stanno così.
Il fallimento dei governi Monti e Letta ha delegittimato il presidente della Repubblica, che pone fine al suo interventismo irrituale e consegna la scelta al partito stato, Il Pd. Una sorta di contrappasso. Visto che proprio Napolitano un anno fa non volle affidare al segretario dei quel partito, Pier Luigi Bersani  che aveva ottenuto una maggioranza assoluta dei voti alla Camera e una relativa al Senato, l’incarico “pieno” di formare il governo. 
La destra si è frantumata sulla questione giudiziaria, dopo quattro anni (2008 - 2011) di non governo, di attacchi allo stato di diritto e di furiose lotte interne. Ora vorrebbe indicare la rotta all’esecutivo Renzi e prepararsi, intanto, a rivincere le elezioni con un’armata Brancaleone, inevitabilmente eterogenea e rissosa, ma utile a conquistare il premio di maggioranza fissato al 37 per cento (poco più di un terzo dei voti validi, un quinto di quelli potenziali). 

Il partito novità del 2013,il Movimento 5 Stelle, colto da agorafobia politico - parlamentare, si è chiuso in un tweet (per la verità in milioni di tweet e di post facebook) e accampa scuse identitarie (noi contro loro, i buoni e i cattivi, i vivi  contro i morti) per non fare una proposta di governo. 

L’unico partito, in qualche modo tradizionale, sopravvissuto alla crisi della repubblica è in preda a un’evidente crisi di identità. Dall’Italia Bene Comune è passato, senza nulla spiegare, alla velleità di riformare la Costituzione con un Paperone ricchissimo grazie al suo palese conflitto d’interessi. Mentre oscilla fra 3 milioni di cittadini che scelgono il suo segretario e un partito apparato, fatto da capigruppo, sottosegretari e presidenti di commissioni che sembra chiedersi, alla fine: “che ne sarà di me”?
Matteo Renzi, è vero, ha grande grinta ed è sostenuto dal sostegno esplicito di un milione e ottocentomila cittadini italiani che gli hanno chiesto di smuovere le acque, cambiare l’Italia, far vincere il partito senza troppo guardare al dettaglio, mirando al grosso, portando a casa il risultato. Ma rischia di essere sommerso dalle macerie della Repubblica. 
Le chiameremo le spine di Matteo: eccole.

1) Non può rifare le larghe intese, perché sono finite in modo inglorioso. Ancor meno può farle rivivere con la minoranza di Alfano, con pochi voti e troppe ambizioni. Perché sarebbe ridicolo.

2) Non può nascondersi dietro un programma di riforme istituzionali e costituzionali, perché ormai tutti hanno capito che il problema dell’Italia è l’incapacità di governare. Di scegliere e poi far seguire fatti alle scelte. Una burocrazia incompetente e autoreferenziale, un capitalismo privato e finanziario cliente dello Stato ma aduso ad abusare delle leggi, un sistema fiscale iniquo e corrivo con i più ricchi, una selva di sussidi e di regalie pubbliche che ingessano il mondo del lavoro e lasciano senza garanzie i giovani: sono queste le sabbie mobili che soffocano l’Italia. Vasto programma, uscire dalla palude. Ma questo gli si chiede.

3) Renzi non può acconciarsi, come faceva Letta, all’Europa di Merkel e della SPD e nemmeno contare troppo su Draghi. L’italia è appesantita dal suo debito e screditata dalla piroette della sua classe dirigente, ma deve alzare la testa. Perché il lodo germanico condanna l’Italia a diventar terra di razzie per il capitale criminale, landa senza diritti né welfare.

4) Non si può lasciare un movimento con quasi 8 milioni di voti nella prigione dei tweet e dei post. Renzi e il Pd hanno il dovere di fare tutto il possibile per dialogare, per sfidare, per confrontarsi con i 5 Stelle, e non richiuderli nel loro sugo.

Si scrive di una possibile scissione nel Pd, almeno sei al Senato e io sarei fra questi, intenzionati a non votare la fiducia al governo Renzi, Dopo averla, con pazienza, votata e rivoltata al governo Letta. Rispondo che la scelta è del segretario. Risolva con coraggio i 4 enigmi che la Sfinge gli pone e saremo con lui. Altrimenti - ma questo Renzi dovrebbe saperlo- è il Pd stesso che non avrebbe più senso.  

martedì 21 gennaio 2014

Ultim'ora!



Gianni Cuperlo si dimette dalla presidenza PD, e a Renzi:" sono allarmato dalla tua concezione di partito." (da leggersi rigorosamente con la r moscia, moscissima!)
Avanti popolo!

domenica 19 gennaio 2014

Profonda sintonia

Dal punto di vista sentimentale lo capisco: anch'io dopo esser diventato il segretario nazionale del mio partito avrei incontrato per prima la mia musa ispiratrice. Sono fatti di cuore, nessuno li può giudicare..
Renzi-pieraccioni che incontra Berlusconi dev'essere stata anche l'occasione per una bella foto insieme così la mette sulla scrivania tra quella con Mandela e quella con Mike Bongiorno. 
Quello che invece non capisco sono le reazioni: a sinistra peana e cori piangenti per la fine che ha fatto il partito di Berlinguer. Ma scusate, io dico, avete fatto le primarie, su tre milioni di partecipanti quasi due hanno votato Pieraccioni. Era quello il momento di piangere e flagellarsi no? Che vi potevate aspettare da uno che si fa scrivere i discorsi da Baricco? Che vi potevate aspettare da uno che si presenta dalla Bignardi col portatile e mentre risponde cerca di compilare un foglio excel mettendoci un'eternità e non riuscendoci? Che non lo sapevate che questo qua è una chiavica? Sapevatelo!
Dal punto di vista più pertinentemente politico, la "profonda sintonia" di cui sopra si è estrinsecata così: 
vogliamo entrambi che chi vince possa governare, entrambi vogliamo il rafforzamento del bipolarismo;
entrambi vogliamo un sistema elettorale con sbarramento alto per evitare frammentazioni;
vogliamo entrambi la riforma del titolo V della Costituzione (un'altra volta? e che vi ha fatto sto titolo V che ogni volta lo smontate e rimontate?);
entrambi vogliamo il Senato come camera delle autonomie (cioè?) che non sia elettivo ecc..   
Ma questo lo vuole pure il mio cagnolino. 
Si sa se volete il mattarellum, il sistema francese, il sistema spagnolo o qualsiasi altro sistema elettorale vi passi per la mente? non si sa.  
Si sa se volete ritornare a votare nel 2014 o più avanti? non si sa.
Si sa chi e come le deve fare le riforme costituzionali? non si sa.
Si sa se Renzi incontrerà pure gli altri leader dei partiti presenti in parlamento per concordare qualcosa o il rapporto con B. è esclusivo? non si sa.   
Quindi che profonda sintonia è? non si sa.
E in tutto questo non si sa interviene il buon Antonio Di Pietro che benedice l'incontro del leader della sinistra italiana(???) con il leader dell'opposizione(??????). Al caro Antonio suggerirei di assumere posizioni più dignitose nei confronti di Renzi, che tanto quattro seggi per lui e i suoi amici stretti glieli trova, ma se continua così l'Italia dei Valori (con tutto quello che ha significato negli ultimi quindici anni) è stramorta e mummificata. E poi, tutta una carriera politica fondata su una sola parola "Legalità" e adesso Mister B diventa "il leader dell'opposizione"? Tristezza, non ci sono più gli oppositori di una volta.

sabato 18 gennaio 2014

Question Time
Le domande a cui non so rispondere
La domanda non è: è giusto o sbagliato che il segretario del PD Renzi incontri  Berlusconi nella sede del PD davanti ad un quadro di Che Guevara?
La domanda è:
 che ci fa un quadro di Che Guevara in una sede del PD??
Maalox please!

sabato 16 novembre 2013

Rimettete i calendari: oggi è il 16 novembre 1993

Oggi è il 16 novembre 1993 ed io ho 14 anni. Piove e fa freddo per uscire con la vespa bianca, allora accendo la tv.
Berlusconi fonda Forza Italia: "la difesa della Libertà del nostro Paese dipende esclusivamente da noi!", i comunisti sanno di non poter arrivare al potere per via democratica e utilizzano la magistratura per cancellare i propri avversari politici, fonderemo un Club in ogni città... la rivoluzione liberale, meno Stato più mercato..
Il PD(S) olia la sua gioiosa macchina da guerra per la primavera prossima, ha la vittoria in pugno.
I centristi sono ricoverati in stato comatoso e non danno segni di vita celebral-politica.
Paolo Mieli sul Corriere della Sera auspica nel suo editoriale "una democrazia che funzioni".
In giro la corruzione è dilagante, chi mette i soldi delle mazzette nei pouf in salotto, chi nelle scatole di medicina, il PM Di Pietro va a Napoli e torchiando Scotti gli fa sputare fuori 15 miliardi di lire.
Da aprile c'è un governo tecnico targato Banca d'Italia per rassicurare l'Europa e far fronte ad una situazione di emergenza.
Ma non è il '93, te ne accorgi subito, perchè è cambiato tutto! so' passati vent'anni mica cotica... e' tutto diverso, tutto:
1. da aprile c'è un governo tecnico-politico con centro-destra-sinistra insieme per rassicurare l'Europa e far fronte alla situazione d'emergenza, il ministro dell'economia è un uomo di BankItalia (così, per tranquillità di tutti);
2. in giro la corruzione è dilagante: chi si mangia i soldi del partito alle macchinette slot, chi si beve i soldi della Cultura a Champagne con gli amici, l'ex onorevole Di Pietro corre dietro ai suoi ex compagni di partito e spera (torchiandoli) di fargli pagare il prezzo del tradimento in migliaia di euro;
3. Paolo Mieli sul Corriere della Sera auspica finalmente "una democrazia che funzioni" grazie alla modifica della Carta Costituzionale;
4. Il PD sa che questa volta ce la può fare, spera nel miracolo dell'Immacolata, olia la gioiosa macchina da guerra in vista delle primarie, sente la vittoria in pugno e la depone nel taschino del suo leader naturale Leonardo Pieraccioni (che se c'è uno che non può mai averti fatto ridere è Pieraccioni);
5. I centristi sono ricoverati in stato comatoso e non danno segni di vita celebral-politica;
6. Berlusconi fonda Forza Italia: una forza di cambiamento per difendere la Libertà dai Comunisti.

Tutto diverso, tutto uguale..
Quello che non è uguale è che un intero Paese ha buttato 20 anni di vita e si prepara a buttarne al vento almeno altri cento. Quello che è diverso è che allora, da qualunque lato la guardavi, destra/sinistra/su/giù/centro c'era una speranza di miglioramento di crescita, di nuova opportunità: un quadro politico quasi completamente nuovo, un'Europa da raggiungere prima con la moneta unica, poi con l'unità politica, l'eroe nazionale Antonio Di Pietro, gran raddrizzatore di torti, da seguire e sostenere. C'era speranza.
Adesso il cavaliere della rivoluzione liberale non ce la fa a tenere un discorso vecchio di vent'anni per più di tre quarti d'ora, fiaccato da lifting che gli hanno sigillato gli occhi e nottate in bianco con ragazzine e Dudù; i nipoti di Berlinguer si affidano al carisma di un pallone gonfiato fiorentino che mangia ostriche con Briatore, con la fiducia che si ripone della Madonna di Lourdes; Di Pietro è un pensionato che chiamano in tv a raccontare dei bei tempi delle Mani Pulite; non c'è nessuna speranza per il futuro, le cose non possono migliorare, tutto il resto è rumore di sottofondo.
Però piove come nel novembre '93, dovrei ricomprare una vespa bianca...




giovedì 19 settembre 2013

PD, ULTIMA CHANCE
 
  Alberto Asor Rosa _ Il Manifesto 18.09.2013

Il Pd sta messo davvero male. Se sono attendibili le stime fornite da Ilvo Diamanti su la Repubblica del 16 settembre (ma in genere lo sono), il Pd arranca in cima alla classifica di un voto eventuale, ma tallonato da presso dal Pdl in sorprendente rimonta. Uno può fare a questo punto tutti i commenti che vuole sulla desolante iniquità dell'elettorato italiano, ma forse sarebbe meglio pensare ai casi propri: se uno cresce e l'altro no, in genere la colpa può essere divisa a metà, e in questo caso certamente lo è.
Quando l'esperimento post-elettorale di Bersani fu mandato, prima del tempo limite, a carte quarantotto, scrissi su questo giornale che per ottenere quel risultato, e passare d'autorità al governo delle larghe intese, bisognava sacrificare sull'altare della politica di unità nazionale anzitutto e soprattutto il Pd. Mi dispiace dirlo, avrei preferito non averci azzeccato, ma invece è andata puntualmente così.
Pare che il Pd abbia diminuito della metà i suoi iscritti: motivi dichiarati dai sondaggisti, il governo delle larghe intese (ma su questo tornerò) e i tentennamenti, le paure, le incertezze in merito alla decenza del cittadino Berlusconi.
Se le cose stanno così, - e mi pare ragionevolmente che stiano così, - la settimana che si è aperta risulta decisiva. Il Pd ha di fronte a sè l'ultima chance: non ce ne saranno altre fino alle prossime elezioni, destinate a essere anche più catastrofiche del previsto se non verrà giocata come si deve.
L'ultima chance si compone di due segmenti, strettamente collegati fra loro. Il primo riguarda il voto nella Commissione del Senato sulla decadenza del cittadino Berlusconi. Difficile sottovalutare l'importanza grandiosa che il comportamento dei componenti Pd in Commissione è destinato ad assumere nell'impostare con estrema chiarezza il processo che dovrà concludersi in aula. Se saranno fermi a votare la decadenza, sarà messo un tassello importante nella faticosa riconquista di una "buona politica" in questo sventurato paese. Altrimenti dovremo rassegnarci ad andare a rotoli.
Il secondo segmento riguarda l'Assemblea nazionale del partito, che si terrà il 20 settembre, per impostare il futuro congresso e, più o meno esplicitamente, per delineare il percorso del partito fino alle prossime elezioni.
Sia consentito a uno come me che non ha bisogno di essere rottamato da chicchessia perché è da tempo un rottamato biologico che ogni anno che passa lo diventa sempre di più (meno comunque, spero, di quanto qualcuno si augurerebbe) dire che l'idea che a qualcuno venga in mente di candidare Matteo Renzi alla segreteria del partito o addirittura alla premiership ha un sapore comico e paradossale, di cui, guardandoci tutti un momento allo specchio, si dovrebbe tenere conto.
Battute, gesti, ammoina e colore locale... neanche un'idea, un progetto, un'apertura culturale di qualche minimo peso, ma soltanto il sospetto, non dichiarato ma tangibile, di una sostanziale vocazione di destra. Insomma, la riproduzione in sede Pd del fenomeno Grillo fuori del Pd: per affermare e trionfare, ci si appoggia sull'estrema estenuazione di un elettorato che, di delusione in delusione, di sconfitta in sconfitta, si è anch'esso depoliticizzato, deculturalizzato, depotenziato.
La domanda che mi si potrebbe porre è appunto questa, se si dovesse tener conto anche in questo caso delle sullodate stime diamantine: cosa c'è da lamentarsi se Renzi svetta in cima alle classifiche dei potenziali premier democratici? Egli interpreta oggi lo spirito del mondo.
Alla domanda rispondo con un'altra domanda: possibile che al degrado, se non universale, certo oggi molto diffuso, si debba rispondere in questo modo? Possibile che non esista un modo serio, collettivo, ragionato, sociale, di rifare anzitutto il partito, che, consegnato nelle mani di questo improvvisato leader, sarebbe destinato, e consapevolmente portato, allo sfacelo totale?
Auspico che a questa perniciosa prospettiva uomini e donne che vengono da organizzazioni e da esperienze di movimento in cui si sa di cosa parlo, pongano un argine.
Se è necessario prolungare i tempi per ottenere questo risultato, si tenga in piedi il governo Letta con la maggioranza parlamentare che si potrà raccogliere una volta conseguita la decadenza di Berlusconi. Se ne approfitti per fare una legge elettorale nuova, rispettosa dei diritti di cittadinanza. E nel frattempo si torni a tessere la tela di un centro-sinistra sempre più allargato, - allargato a Sel ma anche ai movimenti sempre più presenti nel nostro paese, cresciuti negli interstizi di una politica spesso rinunciataria e deficitaria. Si tratta di ricostruire un partito, non d'imboccare l'ennesima avventura personalistica e autoritaria.